EMANUELE
FACCIO GOFAS

BELINA

BELINA [UN MONDO IN TESTA].
Viviamo nell'epoca della "democratizzazione" della Bellezza, a ciò corrisponde una sua diffusione pervasiva dovuta ad una concomitante ricerca ossessiva di cose belle. Essa ha un'enorme influenza su di noi, ci regola e ci affascina, in qualche modo ci comanda.
Ma la Bellezza è un concetto molto mutevole e soggettivo. Si modifica nel tempo e nello spazio così come nella sua stessa sostanza. Quanto della nostra individualità giochi un ruolo in questo meccanismo è una grandezza non misurabile, così come incalcolabile è la Bellezza stessa, motivo per cui nessuna teoria scientifica è mai riuscita a definirla o ad analizzarla in modo inequivocabile.
Ma esistono, fortunatamente, altri strumenti per definirla e le multiple fatiche letterarie dimostrano, appunto, il tentativo ed il desiderio di spiegare l'inspiegabile.
Ma allora cos'è la Bellezza, oppure dov'è?
Il filosofo e scrittore statunitense Robert Maynard Pirsig, delineando alcuni elementi della "Metafisica della Qualità", ci serve un'enorme spunto. Essendo la sua teoria valida per le qualità, ed essendo la Bellezza universalmente riconosciuta tra queste, utilizzerò la proprietà transitiva estendendo la teoria propriamente alla Bellezza; quindi:

<<La Qualità (Bellezza) non è una cosa, è un evento. E' il punto in cui soggetto e oggetto si incontrano>>.
Pertanto essa non risiede solo nelle cose né unicamente negli occhi di chi guarda, bensì nell'evento di incontro tra queste due realtà.

Nessuno vedrà mai con i nostri stessi occhi, nessuno vedrà mai la stessa Bellezza.
E il modo di vedere è un processo estremamente complesso, al di là del meccanismo puramente fisico/anatomico, l'osservare il mondo lo si impara durante la prima infanzia.
Quando ero piccolo avevo molti amici ma ero davvero felice quando ero solo. Non che non lo fossi giocando con loro ma ho sempre pensato che i momenti di somma gioia fossero quelli della mia individualità di fronte al mondo che si palesa.
Credo di essere stato molto fortunato ad aver avuto la possibilità di trascorrere tutte le estati della mia infanzia in campagna, nella casa dei nonni. La campagna è stata un'inesauribile e puntuale enciclopedia della vita, una palestra per lo spirito e per gli occhi. Mi preferivo lì, da solo, ad immaginare piuttosto che a subire quello che gli altri decidevano di mostrarmi. E così non capivo la bellezza della televisione o del possesso del robottino in scala da stringere tra le mani, ma conoscevo perfettamente la bellezza che riuscivo a proiettare dove preferivo.
Questo progetto altro non è che il bello che vedo nelle cose, anche quelle all'apparenza più semplici ed ordinarie, e lo stesso desiderio di <<...strappare la Bellezza ovunque essa sia e regalarla a chi mi sta accanto>>.


2016..
Emanuele Faccio Gofas
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